Associazione finalizzata alla bancarotta fraudolenta (e non solo). Misure cautelari per "l'imperatore" e altre 7 persone

3' di lettura 06/04/2022 - Nella mattinata, i Carabinieri del ROS, con il supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali di Perugia, Roma e L’Aquila, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari, emessa dal GIP presso Tribunale di Perugia su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di questa Procura nei confronti di otto persone, a vario titolo gravemente indiziate dei reati di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta aggravala e in concorso, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita ed omesso versamento dell'IVA.

Le indagini che hanno portato all'odierna misura cautelare sono iniziate nel febbraio 2020 ed originariamente si erano focalizzate sulla figura di un consulente finanziario, di origini calabresi ma residente da tempo nel perugino.

Il predetto, nei cui confronti erano state autorizzate intercettazioni telefoniche, è risultato sin da subito in stretti rapporti con un ex commercialista romano, in passato coinvolto in molteplici vicende giudiziarie, per svariati reati di natura economico-finanziaria.

Le indagini tecniche, estese nei confronti di quest’ultimo, hanno consentito di comprendere come il predetto — solito farsi chiamare con l'appellativo di "imperatore" dai suoi sodali - fosse l’artefice di un complesso sistema che, attraverso bancarotte pilotate, truffe ai danni di altri imprenditori, frodi fiscali ed altro genere di gravi reati, sembrerebbe essere finalizzato a condurre al dissesto un cospicuo numero di aziende, accumulando enormi debiti (stimati complessivamente per quasi 50 milioni di euro) a discapito di fornitori e dipendenti delle aziende nonché dell'erario.

Gli elementi investigativi hanno portato a configurare gravi indizi di colpevolezza dell'esistenza di un vero sodalizio criminale, di cui facevano parte oltre ai già indicati due soggetti, con posizioni ritenute apicali (per questo raggiunti dalla misura carceraria), anche tre indagati, operanti soprattutto a Roma, pure dotati di compiti di responsabilità, anche decisionali (e sottoposti agli arresti domiciliari), fra cui quelle di svolgere il ruolo di amministratori, formali o di fatto delle società utilizzate per drenare gli attivi distratti dalle imprese portate al dissesto, nonché tre “prestanome”, titolari fittizi di aziende variamente coinvolte nel disegno criminoso (e destinatari della misura di obbligo di presentazione alla P.G.).

Secondo quanto emerso dalle indagini, il meccanismo illecito, più volte posto ripetutosi, sarebbe consistito in particolare:
- nell'acquisizione di società sul mercato in Umbria, Toscana, Lazio, Lombardia, Puglia, Trentino Alto Adige e Campania, operanti in settori quali pubblicità, edilizia, turismo, sanità, assistenza agli anziani, gestione di asili, informatica e commercio - anche tramite impegni di pagamento, in favore degli imprenditori cedenti, lasciati poi insoluti;
- nell'intestazione fittizia a prestanomi delle aziende acquistate;
- nel trasferimento degli asset più redditizi ed in attivo - spesso comprendenti anche importanti commesse pubbliche (dell'Universila degli Studi di Roma La Sapienza, del Comune di Ravenna e della Provincia di Bolzano) - ad altre società riconducibili all’organizzazione, mediante contratti di cessione di ramo d’azienda stipulati per corrispettivi incongrui.

Gli indagati sarebbero così riusciti da un lato a svuotare dì ogni disponibilità le società acquisite, privandole di ogni risorsa patrimoniale aggredibile, sopprimerne la documentazione contabile e poi destinarle all’inevitabile fallimento, rendendo cosi vane le pretese di creditori ed Erario, dall’altro a proseguire la gestione delle attività redditizie distratte (e acquisite di fatto senza impegno di capitali), dirottando gli ingenti ricavi in ulteriori società, anch’esse intestate a prestanome o, attraverso altri canali (contratti di consulenza), fatti arrivare direttamente ai sodali.

Il GIP del Tribunale di Perugia nel condividere il quadro indiziario delineato dall’Ufficio ha, però, individuato nel Tribunale di Trento - ove si è verificata la bancarotta più datata - la sede competente a celebrare il processo nei confronti dell’intero complesso dei reati per cui si procede, commessi nel corso degli ultimi otto anni in più regioni del territorio nazionale, emettendo comunque la misura cautelare in quanto ritenuta necessaria ed urgente per interrompere le condotte criminose in essere.

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Questo è un articolo pubblicato il 06-04-2022 alle 11:40 sul giornale del 07 aprile 2022 - 116 letture

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